Scuola di Barbiana.it

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     Prof. S. Zini

Edoardo Martinelli (allievo di don Milani) e il prof. Saverio Fortunato alla Scuola Einaudi di Pistoia


Gli studenti difficili, eroi dell'impegno per la cultura


Edoardo Martinelli legge una lettera del priore

 

                  Martinelli -                                                                                                                                        Prof. Fortunato
 

MARTINELLI: OCCORRE UNA PEDAGOGIA DELL'ADERENZA

 

Martinelli: «A Barbiana c'era una pedagogia dell'aderenza, ossia non c'era l'aderenza al programma ministeriale, ma al vissuto dell'allievo. Il metodo di Barbiana è che non c'erano competenze disciplinari, ma ci si preoccupava di accompagnare l'allievo nel contesto dell'apprendimento. La scuola ha senso nel contesto in cui opera. La scuola era vista non tanto attraverso il libro di testo, ma attraverso le esperienze dei genitori, dei nonni, per comprendere anche ciò che nei libri di testo non risultava. Non c'era complicità tra studenti e genitori, ma tra genitori e priore. A Barbiana il priore si preoccupava di comunicare con tutti, persino con Benito, un giovane che aveva un disagio mentale ed era contento quando riusciva a farlo. Per don Milani la scuola deve avere un rapporto con la vita, insegnare a vivere e, per essere democratica, diceva don Milani, deve prima essere monarchica».

 

FORTUNATO: LA SCUOLA SERALE?
EROI DELL'IMPEGNO PER LA CULTURA

 

Fortunato: «Gli studenti che frequentano le scuole serali ed i rispettivi  insegnanti, devono essere orgogliosi di farlo.  C'è un certo atteggiamento di superiorità, da parte di taluni docenti incipriati che insegnano di mattina e dei loro rispettivi alunni accarezzati dalla Grazia, giacché considerano di serie B la scuola serale. Questo atteggiamento razzista, che parte dal pregiudizio di essere sempre superiori agli altri, ovviamente, è solo nella testa di chi lo pensa. In realtà è troppo facile insegnare matematica o lingue al liceo classico, perché quello che i figli di papà non capiscono in classe lo imparano comodamente a casa dal babbo ingegnere o dal viaggio all'estero o alla scuola privata, magari accompagnati dall'autista o con la macchina di mammina. Alla scuola serale è diverso. I ragazzi cenano a mezzanotte, arrivano in classe dopo una giornata faticosa di lavoro e chinano la testa sui libri sforzandosi di apprendere qualcosa, a volte resistendo al sonno e alla fatica. Questi ragazzi sono dei veri modelli di esempio dell'impegno per la cultura. Loro sono i veri candidati ad essere la classe migliore e dirigente della società, dei quali la brava gente può fidarsi davvero».

 

 

© Criminologia.it  11-2-2009