
Martinelli -
Prof. Fortunato |
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MARTINELLI: OCCORRE UNA PEDAGOGIA DELL'ADERENZA |
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Martinelli: «A Barbiana c'era una pedagogia
dell'aderenza, ossia non c'era l'aderenza al programma ministeriale, ma al
vissuto dell'allievo. Il metodo di Barbiana è che non c'erano competenze
disciplinari, ma ci si preoccupava di accompagnare l'allievo nel contesto
dell'apprendimento. La scuola ha senso nel contesto in cui opera. La scuola
era vista non tanto attraverso il libro di testo, ma attraverso le
esperienze dei genitori, dei nonni, per comprendere anche ciò che nei libri
di testo non risultava. Non c'era complicità tra studenti e genitori, ma tra
genitori e priore. A Barbiana il priore si preoccupava di comunicare con
tutti, persino con Benito, un giovane che aveva un disagio mentale ed era
contento quando riusciva a farlo. Per don Milani la scuola deve avere un
rapporto con la vita, insegnare a vivere e, per essere democratica, diceva
don Milani, deve prima essere monarchica». |
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FORTUNATO: LA SCUOLA SERALE?
EROI DELL'IMPEGNO PER LA
CULTURA |
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Fortunato:
«Gli studenti che frequentano le scuole serali ed i rispettivi
insegnanti, devono essere orgogliosi di farlo. C'è un certo
atteggiamento di superiorità, da parte di taluni docenti incipriati che
insegnano di mattina e dei loro rispettivi alunni accarezzati dalla Grazia,
giacché considerano di serie B la scuola serale. Questo atteggiamento
razzista, che parte dal pregiudizio di essere sempre superiori agli altri,
ovviamente, è solo nella testa di chi lo pensa. In realtà è troppo facile
insegnare matematica o lingue al liceo classico, perché quello che i
figli di papà non capiscono in classe lo imparano comodamente a casa dal
babbo ingegnere o dal viaggio all'estero o alla scuola privata, magari
accompagnati dall'autista o con la macchina di mammina. Alla scuola
serale è diverso. I ragazzi cenano a mezzanotte, arrivano in classe dopo una
giornata faticosa di lavoro e chinano la testa sui libri sforzandosi di
apprendere qualcosa, a volte resistendo al sonno e alla fatica. Questi
ragazzi sono dei veri modelli di esempio dell'impegno per la cultura. Loro
sono i veri candidati ad essere la classe migliore e dirigente della
società, dei quali la brava gente può fidarsi davvero». |
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